Il viaggio artistico di Maria Beatrice Coppi

Tutte le opere di Maria Beatrice Coppi sono scandite da due elementi che scandiscono l’umana percezione visiva: la luce e l’oscurità, elementi questi che rappresentano le contrapposizioni proprie della natura umana e a cui l’artista affida lo sviluppo di un percorso proiettato verso la rinascita.

Le sue opere, infatti, sono il racconto di una ricerca interiore che non si pone limiti. Questa voglia del racconto dà vita a composizioni eterogenee. La fuga dei cavalli che si liberano, nella loro potenza, verso orizzonti sconosciuti, le battaglie che costellano le quotidiane sofferenze, la luce che conduce alla conoscenza, l’emozione di un volto antico, si ricollegano ad una trama unitaria. Eppure l’autrice sottolinea come dal Novecento in poi il superamento della settorialità di creazione e l’approdo ad eterogenee espressioni materiali possa arricchire, insieme alla padronanza di molteplici tecniche, il segno e quindi il significante e il significato.

Maria Beatrice Coppi non si è fatta mai ingabbiare dai suo maestri, essa li ha seguiti, ne ha imparato le tecniche ( e tra tutti certamente il più presente è Salvatore Cipolla) ma ha proseguito libera. Libera nel definire le proprie sensazioni davanti al dolore, alla disperazione di un popolo in fuga nel mare, alla corruzione della carne e dello spirito, libera anche di imprimere la propria sensibilità nella raffigurazione di un fiore, senza temere giudizio. L’inviti di Maria Beatrice Coppi è quello di guardare oltre al segno, oltre al colore della pelle, oltre alla foggia del vestito, semplicemente oltre, cantando la nostra epoca e immergendoci direttamente nel magma della vita.

 

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